{"id":39,"date":"2010-03-04T10:21:37","date_gmt":"2010-03-04T09:21:37","guid":{"rendered":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/ammaestrare-le-farfalle-nello-stomaco\/"},"modified":"2010-03-04T10:21:37","modified_gmt":"2010-03-04T09:21:37","slug":"ammaestrare-le-farfalle-nello-stomaco","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/ammaestrare-le-farfalle-nello-stomaco\/","title":{"rendered":"Ammaestrare le farfalle nello stomaco"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2010\/03\/farfalle.png\" border=\"0\" alt=\"farfalle nello stomaco\" title=\"farfalle nello stomaco\" width=\"151\" height=\"224\" align=\"right\" \/><\/p>\n<p>Tutti vi hanno assistito almeno una volta. Una persona affermata cammina sul palco ad una conferenza e poco dopo una o pi\u00f9 delle situazioni seguenti si verifica: si rompe il microfono, il relatore sottolinea ogni frase con \u201cummm,\u201d, comincia ad essere fuori tempo, bisbiglia cos\u00ec piano che nemmeno la prima fila riesce a sentirlo, la tecnologia gli si rivolta, va a tentoni su una domanda impossibile, si dimentica tutto e rimane in piedi sul palco in un silenzio imbarazzante. E tutto va a rotoli.<\/p>\n<p>Ci sono buone e dimostrabili ragioni per aver paura di parlare in pubblico, ma <a href=\"http:\/\/www.scottberkun.com\">Scott Berkun<\/a>, autore e relatore professionista, sottolinea che almeno \u201c non possiamo dire che parlare in pubblico faccia pi\u00f9 paura della morte.\u201d Per questo \u00e8 molto curioso che il parlare in pubblico sia spesso elencato tra alcune delle paure peggiori dell&#8217;uomo, assieme alla malattia, la morte, gli ascensori, l&#8217;altezza e i serpenti. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che nessuno \u00e8 mai morto (perlomeno direttamente) facendo una presentazione. Nell&#8217;ultima impresa di Berkun, un libro intitolato <cite>Confessions of a Public Speaker<\/cite> [Confessioni di un relatore, ndr], d\u00e0 dei consigli per superare questa paura a tutti quelli che vogliono che l&#8217;auditorio li ascolti.<\/p>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Il pubblico nudo<\/h2>\n<p>E&#8217; una delle cose pi\u00f9 importanti che facciamo: comunicare le nostre idee agli altri. Ci si aspetta che le persone con grandi idee le presentino sia in piccole stanze con due persone sia su un palco davanti a migliaia di persone. E Berkun ha capito, attraverso la sua esperienza di prima mano, che non stava facendo un lavoro particolarmente buono. Avendo cominciato a 24 anni con una presentazione di fronte a 200 ingegneri e managers in Microsoft, mette insieme la sua esperienza personale (\u201cmi \u00e8 capitata la maggior parte delle cose peggiori\u201d), i disastri e i successi dei suoi colleghi e le ricerche tratte da pi\u00f9 di 50 libri sul parlare in pubblico per presentare dei consigli estremamente pragmatici sul comunicare agli auditori.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Ammaestrare le farfalle nello stomaco<\/h2>\n<p>Parte della questione (guarda caso!) \u00e8 il pubblico. E il libro di Berkun ci aiuta a capire che i nostri cervelli, quando guardiamo una massa di persone che ci fissano, rende impossibile smettere di avere paura per quella che riconosce essere una pessima situazione: siamo in piedi da soli in un territorio aperto e per di pi\u00f9 senza armi. C&#8217;\u00e8 un istinto primario, una risposta alla paura del nostro sistema nervoso, che ci dice che ci sono buone probabilit\u00e0 che verremo attaccati e mangiati vivi. Sul palco!<br \/>Berkun ci assicura che le paure che le persone cercano disperatamente di placare in realt\u00e0 fanno bene. Per tutto il suo libro, ci assicura che la paura \u00e8 naturale e comune nei relatori, siano essi alle prime armi o esperti. Come assicura Edward R. Murrow, \u201cI migliori relatori sanno abbastanza da avere paura&#8230; L&#8217;unica differenza fra i professionisti ed i novellini \u00e8 che i professionisti hanno ammaestrato le farfalle nello stomaco per farle volare in formazione.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Si tratta solo di buon senso<\/h2>\n<p>Questo <cite>Don\u2019t-Make-Me-Think<\/cite> [noto libro di Steve Krug, ndr] del parlare in pubblico \u00e8 pieno di consigli di buon senso e di guide pratiche &#8211; informazioni che molti, probabilmente, o sono troppo educati o sono troppo nervosi per raccontare. Per esempio, <em>Non siate noiosi perch\u00e9 altrimenti il peggio che potrete fare \u00e8 soddisfare le aspettative<\/em>: \u00e8 cos\u00ec ovvio che potreste chiedervi perch\u00e9 non vi siate tranquillizzati prima con questo pensiero nel backstage. <em>Arrivate presto per sedervi nei posti del pubblico<\/em>: \u00e8 talmente una buona idea che desidererete voi stessi, esperti di user-centered design, di averla pensata. <em>Trovate dei modi per avere un onesto feedback dalle persone dopo la vostra presentazione<\/em>: questo \u00e8 un aspetto spesso dimenticato del parlare in pubblico.<br \/>La lista dei consigli pragmatici \u00e8 tanto varia quanto utile.<\/p>\n<p>Comincia con la pratica. Non sorprende che Berkun suggerisca di provare il proprio materiale; nella vostra camera in hotel o a casa, provate l&#8217;intera presentazione ad alta voce. Egli enfatizza che l&#8217;obiettivo non \u00e8 la memorizzazione, bens\u00ec la sicurezza. Per la presentazione al pubblico, la pratica che il relatore avr\u00e0 fatto gli permetter\u00e0 di \u201cimprovvisare e di reagire a situazioni inattese\u201d\u2014 disturbatori, domande difficili, pubblico annoiato e problemi tecnici \u2014: tutte cose che possono capitare. (Relatore avvisato&#8230;)<\/p>\n<p>Berkun, inoltre, sottolinea l&#8217;importanza di soddisfare le aspettative dell&#8217;audience: ci\u00f2 include recitare e mantenere la parte sul palco. Molto probabilmente non siete mai andati ad una lezione per sentire qualcuno che si scusa. Ma spesso vi sar\u00e0 capitato di vedere i relatori che camminano sul palco, vanno a tentoni con le slides e la prima cosa che fanno \u00e8 scusarsi per il suono, le luci o per non essere maggiormente preparati. Berkun suggerisce che, a discapito di quel che succede, i relatori devo recitare una parte: essere sicuri di s\u00e9 stessi piuttosto che ammettere che ci siano problemi nel loro equipaggiamento.<\/p>\n<p>Inoltre, la met\u00e0 dell&#8217;audience di un relatore siede nel mezzo della sala, il resto ancora pi\u00f9 lontano. \u201cCome pu\u00f2 il pubblico vedere bene il relatore?\u201d, si chiede Berkun. Un relatore deve essere una versione di s\u00e9 stesso molto pi\u00f9 grande e parlare con un volume molto pi\u00f9 alto di quello che usa solitamente. \u201cSiate una versione di voi stessi pi\u00f9 appassionata, interessante e totalmente calata nella parte. Questo \u00e8 quello che il vostro pubblico \u00e8 venuto a sentire.\u201d<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Le cose peggiori capitano alle persone buone<\/h2>\n<p>Non importa quanto ci prepariamo: le cose brutte capitano. E potrebbe essere di conforto sapere che accadono alle persone buone. Il libro termina con un capitolo di storie di disastri, raccontati perch\u00e9 \u201cvoi non potete fare peggio di cos\u00ec\u201d\u2014 afferma il titolo del capitolo. Anche la pianificazione pi\u00f9 attenta non pu\u00f2 prevenire gli incidenti e i fiaschi. Con l&#8217;aiuto di Berkun sapremo per\u00f2 cosa aspettarci ed andremo avanti come se nulla fosse.<\/p>\n<p>Ma cos&#8217;altro sa Berkun? Ho continuato questo discorso direttamente con lui:<\/p>\n<h3>Anche con una perfetta tempistica della presentazione, succedono cose negative. Il pubblico vuole che il relatore faccia bene la sua presentazione, ma c&#8217;\u00e8 sempre un punto in cui le cose vanno male per una serie di ragioni ed il relatore perde la fiducia del pubblico. Questo momento viene definito \u201ceating the microphone.\u201d [mangiare il microfono, ndr].<\/h3>\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro capitolo nel libro tutto incentrato sui disastri e sulle contro-mosse che si possono mettere in atto per gestirli o per aggirarli. Se conoscete il vostro audience, avrete pensato molto bene ai vostri punti e provato abbastanza da creare un buon ritmo, quando qualcosa andr\u00e0 storto tutto ci\u00f2 che dovrete fare sar\u00e0 saltare una <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Beat_%28filmmaking%29\">battuta<\/a>. Nessuno si preoccuper\u00e0 se coprirete cinque punti invece di sei: andate avanti e basta. Non trovate una parola? Dimenticatevene. Una slide appare strana? Scusatevi ed andate avanti. Davvero, a nessuno importa. Andate avanti con lo show ed il pubblico vi seguir\u00e0. Non tentate di recuperare in tempo reale qualcosa che \u00e8 chiaramente andato storto: non ne vale la pena. Dovete conoscere i vostri cinque punti anche se la corrente va via. Non abbiate paura del silenzio. Fate un respiro, fermatevi un attimo, ricollegatevi con voi stessi ed andate avanti. Un breve pausa \u00e8 un modo facile per riconquistare l&#8217;attenzione di qualunque audience: il silenzio ha molto pi\u00f9 potere di quello che le persone credono.<\/p>\n<h3>Parlare in pubblico \u00e8 ritenuta una delle peggiori paure degli esseri umani, insieme alle malattie, alla morte e alla paura dell&#8217;altezza. Cosa lo rende cos\u00ec temibile?<\/h3>\n<p>E&#8217; molto semplice! E&#8217; una tragedia che nel 2010 le persone combattano ancora per stare sveglie durante i meeting e nelle conferenze in tutto il mondo. La tecnologia non ci ha liberato dalle persone noiose, o, forse pi\u00f9 accuratamente, non ci ha liberato dalle persone interessanti che diventano noiose quando sono in piedi di fronte ad un gruppo di altre persone.<\/p>\n<p>Parte del problema deriva dal fatto che le persone si preoccupano delle cose sbagliate: hanno paura di essere derisi o che possano dire qualcosa di imbarazzante, ma, come spiego nel libro, queste cose capitano raramente. L&#8217;errore pi\u00f9 comune \u00e8 non prepararsi nel modo giusto. La maggior parte dei relatori annoia a morte il proprio pubblico vagando ed inciampando nelle proprie elucubrazioni: \u00e8 un problema facilmente evitabile se si inquadrano le sfide correttamente, che \u00e8 poi l&#8217;obiettivo del mio libro. Non \u00e8 cos\u00ec difficile parlare bene se pensi alle sfide che pone nella maniera giusta.<\/p>\n<h3>Non c&#8217;\u00e8 un modo univoco per costruire una presentazione e ciascuno ha il proprio personale metodo di preparazione per una presentazione, dalle mappe mentali a PowerPoint.<\/h3>\n<p>Saltare subito su PowerPoint o Keynote vi fa creare troppe slide e vi fa pensare poco. Una presentazione dovrebbe essere centrata sui punti chiave di cui parlerete e su come ne parlerete. Le slides dovrebbero aiutarvi a dire quelle cose, ma quasi mai possono dirle per voi.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo reale \u00e8 essere chiari, interessanti, persuasivi o utili. Avere degli enormi mazzi di fantasiose slides non vi assicura nessuna di queste cose. Essere chiari, interessanti e tutte le altre belle cose succede se avete pensato attentamente al vostro argomento. Lincoln, Martin Luther King e Churchill erano bravissimi senza avere una sola slide. Sono convinto che molti relatori sarebbero bravissimi con meno, o addirittura senza, slides: senza PowerPoint sarebbero costretti a pensare in modo chiaro, a considerare il loro pubblico, affinare le loro idee ed usare molto meno tempo. Una manna considerando quanto sia facile!<\/p>\n<p>Raccomando caldamente di lavorare su carta o lavagna o qualunque altro mezzo non digitale su cui possiate lavorare liberamente. Fate una lista dei punti che volete coprire o delle idee\/sensazioni\/domande chiave che volete che il vostro audience porti con s\u00e9 andandosene, e sviluppate queste per prime. Poi provate a parlare dei migliori cinque punti che avete tirato fuori per cinque minuti. Non pensate a parlare, fatelo e basta. Alzatevi in piedi e, ad alta voce, coprite i vostri punti come se fosse la vostra intera presentazione. Quando inciampate, fermatevi e rivedete quel che volete dire. Aggiungete delle note, fate dei cambi ed esercitatevi ancora dall&#8217;inizio. Poi, quando vi sembra di aver raggiunto un buon risultato ed avete una traccia chiara, siete finalmente ad un punto in cui PowerPoint pu\u00f2 esservi utile.<\/p>\n<h3>Quando poi si mettono a lavorare in PowerPoint, le persone si agitano cos\u00ec tanto sulla costruzione del loro \u201cdiscorso pubblico\u201d che si dimenticano del concetto base del raccontare una storia, che, come hai rimarcato in una <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rRa1IPkBFbg\">presentazione per Ignite<\/a> di <a href=\"http:\/\/ignite.oreilly.com\/\">O&#8217;Reilly<\/a>, \u00e8 una cosa che abbiamo fatto da sempre, da quando gli esseri umani sono diventati una specie. Puoi spiegarci come possiamo trovare una buona storia da raccontare sul palcoscenico?<\/h3>\n<p>La storia migliore \u00e8 la storia del pubblico. Perch\u00e9 sono l\u00ec? Che cosa vogliono imparare? Che cosa sanno gi\u00e0? L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di far coincidere quello che voi dite con quello che vogliono o hanno bisogno di sentire. La forma viene dopo la funzione anche nelle presentazioni. Se capite davvero il vostro audience, farete presentazioni pi\u00f9 semplici. I designers dovrebbero essere relatori eccellenti proprio per questa ragione, ma ironicamente, di solito sono abbastanza scarsi.<\/p>\n<h3>Voglio parlare del ritmo. Nel tuo libro citi John Medina, il quale ritiene che 10 minuti siano la quantit\u00e0 di tempo massima in cui la maggior parte delle persone pu\u00f2 prestare attenzione alla maggior parte delle cose. Sottolinei l&#8217;importanza di questo studio per decidere la velocit\u00e0 di una presentazione.<\/h3>\n<p>I registi e gli autori di teatro parlano di <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Beat_%28filmmaking%29\">beats<\/a> [Beat \u00e8 un termine utilizzato per descrivere la temporizzazione ed il movimento di un film o di uno spettacolo teatrale., <em>ndr<\/em>]: ogni narrazione ha un ritmo e le performance migliori usano un&#8217;attenta temporizzazione degli eventi e delle azioni per mantenere efficacemente l&#8217;attenzione delle persone. Una presentazione ad una conferenza \u00e8 solo un tipo diverso di media e le persone che vi riescono bene sanno usare il tempo con grande attenzione.<\/p>\n<p>Un grosso errore che fanno i relatori \u00e8 quello di contare le slides piuttosto che i minuti. Trenta slides potrebbero servire per un&#8217;ora o per dieci minuti, chi pu\u00f2 saperlo? Beh, il relatore farebbe bene a saperlo! Sarebbe meglio che i relatori si esercitassero almeno un po&#8217; di volte cos\u00ec da capire quanto ci vuole per raggiungere ciascuno dei beat, o punti, principali contenuti in quel materiale, tagliando dove vanno lunghi fino a che non creano un ritmo gradevole, naturale e forte che l&#8217;audience pu\u00f2 facilmente seguire. Se avete una presentazione da 30 minuti, dividetela in quattro o cinque tronconi di tempo. Sviluppate il vostro materiale con questa idea in testa.<\/p>\n<h3>Siamo cos\u00ec ben educati nei confronti degli altri, che non ci diciamo mai la verit\u00e0 riguardo le nostre presentazioni. Come possono fare i relatori per avere un onesto feedback riguardante la propria presentazione dalle persone che vi hanno assistito?<\/h3>\n<p>Quando qualcuno dice \u201cBel lavoro!\u201d, rispondete \u201cGrazie, ma come avrei potuto migliorare la mia presentazione?\u201d Fate intuire che possono stare tranquilli e dire quello che pensano realmente. Oppure prendete una videocamera e guardate cinque minuti di voi che parlate. Potete perfino assumere dei professionisti come me perch\u00e9 vi insegnino. E&#8217; pi\u00f9 semplice che mai avere un feedback ma dovete essere abbastanza coraggiosi o rispettare abbastanza il tempo del vostro audience per ottenerlo.<\/p>\n<h3>Quando guardi altre persone fare delle presentazioni, qual \u00e8 la cosa che ti infastidisce di pi\u00f9 delle presentazioni degli altri?<\/h3>\n<p>Mi infastidisce molto quando mi si fa perdere tempo. Se ho la sensazione che capirei di pi\u00f9 leggendo il loro blog o il loro libro, mi alzo e lascio la sala. Se avverto che il relatore non ha pensato abbastanza ai suoi argomenti e non si \u00e8 esercitato almeno una volta sul suo materiale, mi alzo e lascio la sala. Le persone che fanno \u201cummm\u201d ad ogni frase, usano un gergo (o si inventano il proprio), si nascondono vigliaccamente dietro alla complessit\u00e0, parlano senza fine di loro stessi e dei loro risultati, o che sembra non abbiano idea che ci sia un pubblico, mi fanno arrabbiare. Chiunque dimostri onestamente che si cura del pubblico e si \u00e8 chiaramente sforzato di essergli utile, mi trattiene al mio posto. La sorpresa \u00e8 che quasi tutti possono ottenere ci\u00f2, ma pochi lo fanno. Di nuovo, \u00e8 molto semplice.<\/p>\n<h3>Il <a href=\"http:\/\/www.speakerconfessions.com\/\">sito del libro<\/a> sar\u00e0 una risorsa sempre aggiornata o ti stai indirizzando verso altre cose?<\/h3>\n<p>Sul sito ci sono molte cose che non ci sono nel libro e verr\u00e0 aggiornato di tanto in tanto, ma il posto principale su cui trovare informazioni \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.scottberkun.com\">scottberkun.com<\/a>, dove ho il mio blog su cui scrivo regolarmente del pensiero creativo, della comunicazione e di qualunque argomento i lettori facciano richiesta.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<p><em>Grazie, Scott per le strategie su come ammaestrare le farfalle nello stomaco e per la possibilit\u00e0 di evitare i disastri e riprendersi dagli incidenti quando capitano!<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"credits\">\n<ul>\n<li>Illustrazioni create da <a href=\"http:\/\/www.mondonascosto.com\/\">Carlo Brigatti<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come trasformare la paura di fare una presentazione in uno stimolo positivo e riuscire al meglio nel comunicare le nostre idee.<\/p>\n","protected":false},"author":818,"featured_media":7000568,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","categories":[263,255,12],"tags":[],"coauthors":[286,287],"class_list":["post-39","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-business","category-industry","category-numero-due-9-marzo-2010"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/39","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/818"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7000568"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=39"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}