{"id":407,"date":"2013-09-26T16:34:30","date_gmt":"2013-09-26T14:34:30","guid":{"rendered":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/vedere-elefante-deframmentare-la-user-research\/"},"modified":"2013-09-26T16:34:30","modified_gmt":"2013-09-26T14:34:30","slug":"vedere-elefante-deframmentare-la-user-research","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/vedere-elefante-deframmentare-la-user-research\/","title":{"rendered":"Vedere l&#8217;elefante: deframmentare la user research"},"content":{"rendered":"<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Un &#8220;WTF moment&#8221; nella Silicon Valley<\/h2>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/09\/n81ele.png\" border=\"0\" align=\"left\" \/>Come tutti quelli che 1) hanno fatto user research e 2) hanno pi\u00f9 di quarant&#8217;anni, ho passato il decennio richiesto, o magari anche due decenni, vagabondando in una selva abitata da gente fuorviata che ha supposto, nel migliore dei casi, che i comportamenti e le opinioni degli utenti non fossero altro che considerazioni minori nel processo di design.<\/p>\n<p>Quindi, immaginate la mia sorpresa quando, circa cinque anni fa, mi sono ritrovato a cantare a squarciagola (AKA &#8220;a fare consulenza&#8221;) nei corridoi di una grande tech company della Silicon Valley. Credo proprio che conosciate questa azienda, in effetti molto probabilmente vi siete lamentati amaramente della vostra esperienza con i loro prodotti. Naturalmente, mi aspettavo di trovarvi pochissima preziosa sensibilit\u00e0 per i bisogni degli utenti e ancora meno user research.<\/p>\n<p>Al contrario, ho incontrato una serie di team solidi, costosi e con un buono staff di ricercatori, molti con dei dottorati, che utilizzavano tutti i metodi possibili e immaginabili per studiare la user experience, inclusi (ma non solo questi):<\/p>\n<ul>\n<li>Brand architecture research<\/li>\n<li>Analisi dei log del call center<\/li>\n<li>Card sorting research<\/li>\n<li>Analisi dei click<\/li>\n<li>Studi sul campo<\/li>\n<li>Focus group<\/li>\n<li>Ricerche di mercato<\/li>\n<li>Mapping dei modelli mentali<\/li>\n<li>Sondaggi <a href=\"http:\/\/www.netpromoter.com\/\">Net Promoter Score<\/a><\/li>\n<li>Statistiche di ricerca<\/li>\n<li>Test di usabilit\u00e0<\/li>\n<li>Voice of the customer research<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;azienda aveva tutte queste ricerche riguardanti quello che i loro utenti pensano e fanno. E tuttavia i loro prodotti erano ancora disprezzati universalmente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9?<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>La favola degli uomini ciechi e dell&#8217;elefante<\/h2>\n<p>L&#8217;avete gi\u00e0 sentito prima. Alcuni uomini ciechi entrano in un bar\u2026 Pi\u00f9 tardi, si imbattono in un elefante. Il primo sente la proboscide e dichiara che si tratta di un serpente. Un altro sente una gamba e dice che \u00e8 un albero. E cos\u00ec via. Nessuno riesce a vedere il quadro generale.<\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/09\/800px-blind_monks_examining_an_elephant.jpg\" border=\"0\" alt=\"File:Un monaco cieco esamina un elefante.jpg\" width=\"100%\" \/><\/div>\n<p>Ciascuno dei team \u00e8 come uno di quegli uomini ciechi. Ciascuno fa un lavoro incredibile studiando e analizzando la gamba o la proboscide, ma nessuno riesce a vedere l&#8217;elefante. Il risultato \u00e8 una collezione di risposte parziali disgregate e costose, e un&#8217;evidente mancanza di insight.<\/p>\n<p>Dimenticatevi dei Big Data, al momento il nostro problema pi\u00f9 grande sono i dati <em>frammentati<\/em> che provengono da team di user research racchiusi in dipartimenti stagni. Ecco un semplice esempio: un team potrebbe fare affidamento su dati comportamentali, come il conversion rate di uno shopping cart, per diagnosticare un problema maggiore con il loro sito. Ma non possono uscirsene con una soluzione. Nel frattempo, proprio in fondo al corridoio, un altro team ha gli strumenti per generare, progettare e valutare la soluzione richiesta. Sfortunatamente, non conoscono il problema. Come pu\u00f2 succedere?<\/p>\n<p>Succede perch\u00e9 questi due team potrebbero non essere informati dell&#8217;esistenza uno dell&#8217;altro. Oppure la loro azienda non li incoraggia a comunicare. O magari non condividono sufficienti referenze culturali e vocabolari in comune per avere un dialogo ragionevole, anche se lo volessero. Cos\u00ec la sintesi non succede, si perde l&#8217;opportunit\u00e0 di insight che possano cambiare i giochi e i prodotti e i servizi continuano a fare pena.<\/p>\n<p>Ho incontrato questo stesso problema in tutti i tipi di aziende e posti al di fuori della Valley. Anche le aziende relativamente piccole, come <a href=\"article\/connected-ux\">MailChimp di Aarron Walter<\/a>, combattono con una user research frammentata.<\/p>\n<p>Le aziende che ora investono nella user research devono resistere al desiderio di congratularsi con loro stessi: sono solo al Livello 1. Come possiamo aiutarli a raggiungere un livello pi\u00f9 alto nella loro evoluzione, uno il cui obiettivo non sia solo generare ricerche, ma avere degli insight che risolvono davvero i problemi di design?<\/p>\n<p>Vorrei che ci fosse una risposta a portata di mano. Ma semplicemente non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Ma possiamo <em>creare le condizioni<\/em> per cui questi uomini ciechi si mettano a parlare tra loro. Esplorare e affrontare consapevolmente i seguenti quattro temi &#8211; equilibrio, cadenza, conversazione e <em>prospettiva<\/em> &#8211; potrebbe aiutare i ricercatori e i designer a risolvere i problemi scoperti da tutte quelle preziose (e costose) user research, anche quando le loro aziende non sono a bordo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Equilibrio: evitate una ricerca monocoltura<\/h2>\n<p>Proprio come noi preferiamo gli strumenti di ricerca che troviamo famigliari e confortevoli, le grandi aziende usano spesso dei metodi di ricerca che riflettono le proprie predilezioni di selezione interna. Ad esempio, un&#8217;azienda guidata dall&#8217;ingegneria potrebbero investire molto di pi\u00f9 nella sua piattaforma di analisi piena di tool piuttosto che in quelli che loro vedono come studi etnografici &#8220;nebulosi&#8221;.<\/p>\n<p>Se si ascolta solo uno degli uomini ciechi, si rimarr\u00e0 bloccati con una visione incompleta e non equilibrata dei clienti e del mondo in cui vivono. Questo \u00e8 un comportamento aziendale rischioso: vi perderete l&#8217;occasione di individuare (e confermare) interessanti pattern che emergono concorrentemente da diversi silos di ricerca. E probabilmente non imparerete qualcosa di nuovo e importante.<\/p>\n<p>Un sano equilibrio tra metodi e strumenti di ricerca vi dar\u00e0 una chance per vedere davvero l&#8217;elefante. Sembra semplice, ma tristemente \u00e8 insolito nelle grandi organizzazioni, per due motivi:<\/p>\n<ol>\n<li><em>Non sappiamo quello che non sappiamo.<\/em> Ad esempio, potreste aver condotto dozzine di studi sul campo, ma non sapere alcunch\u00e9 dei test A\/B.<\/li>\n<li><em>Non sappiamo cosa usare e quando usarlo.<\/em> Ci sono molti approcci potenziali che \u00e8 difficile sapere quale usare e come combinare in maniera ottimale i metodi di ricerca.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Moltissimi e validi libri possono introdurvi ai metodi di user research al di fuori della vostra comfort zone. Ad esempio, <cite><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Observing-User-Experience-Second-Practitioners\/dp\/0123848695\/\">Observing the User Experience<\/a><\/cite> e <cite><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Universal-Methods-Design-Innovative-Effective\/dp\/1592537561\/\">Universal Methods of Design<\/a><\/cite> vi aiuteranno a fare un inventario dei metodi di ricerca del mondo della human-computer interaction, mentre <cite><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Web-Analytics-An-Hour-Day\/dp\/0470130652\/\">Web Analytics: An Hour a Day<\/a><\/cite> faranno lo stesso per i metodi di web analytics.<\/p>\n<p>Tuttavia, un elenco di diversi metodi di ricerca, di per s\u00e9, non vi dir\u00e0 quale metodo <em>dovreste<\/em> usare per raggiungere l&#8217;equilibrio. Per dare un senso al quadro generale, molti ricercatori hanno anche cominciato a mappare le regole.<\/p>\n<p>Una delle mappe pi\u00f9 estese ed utili \u00e8 \u201c<a href=\"http:\/\/www.nngroup.com\/articles\/which-ux-research-methods\/\">Landscape of User Research Methods<\/a>\u201d di Christian Rohrer. Rappresenta i metodi di ricerca all&#8217;interno di quattro quadranti delineati da due assi: <em>qualitativo<\/em> rispetto a <em>quantitativo<\/em> e <em>attitudinale<\/em> (quello che dicono le persone) rispetto a <em>comportamentale<\/em> (quello che fanno):<\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/09\/user-research-methods-3d.png\" border=\"0\" alt=\"Grafico dei metodi di ricerca per sorgente di dati rispetto all'approccio rispetto al contesto d'uso del prodotto\" width=\"100%\" \/><\/div>\n<p>Usate la &#8220;panoramica&#8221; di Christian come strumento di auditing per il vostro programma di user research. Cominciate con quello che avete gi\u00e0, usate questo diagramma per prima cosa per fare un inventario del toolkit di user research gi\u00e0 presente nella vostra azienda. Identificano i gap nella vostra metodologia di ricerca. Se, per esempio, tutti i vostri metodi di user research sono raggruppati in uno di questi quadranti, dovete trovare altri e differenti uomini ciechi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Cadenza: il ritmo delle domande e delle risposte<\/h2>\n<p>La user research, come qualunque altro tipo di sforzo volto a comprendere meglio la realt\u00e0, non funziona bene se lo si fa solo di tanto in tanto. La realt\u00e0 dei vostri utenti \u00e8 un flusso costante e il vostro processo di ricerca deve tenere il ritmo. Quindi, quale ricerca dovremmo fare e <em>quando<\/em>?<\/p>\n<p>Proprio come una mappa come quella di Christian pu\u00f2 aiutarvi a dare un senso ai metodi di user research in senso spaziale, una <em>cadenza della ricerca<\/em> pu\u00f2 aiutarvi a comprenderli nel contesto del tempo. Una cadenza descrive la frequenza e la durata di un insieme di metodi di user experience. Ecco un semplice esempio dell&#8217;autrice e user researcher <a href=\"http:\/\/www.wqusability.com\/\">Whitney Quesenbery<\/a>:<\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/09\/quesenbery-cadence2.jpg\" border=\"0\" alt=\"L'esempio della cadenza di ricerca di Whitney Quesenbery\" width=\"100%\" \/><\/div>\n<p>La cadenza di Whitney incorpora un mix di metodi di ricerca, ci d\u00e0 un&#8217;idea della loro durata e, ancora pi\u00f9 importante, fa una mappa della frequenza con cui dovremmo farli. Ci aiuta a sapere cosa aspettarci dalle future ricerche di attivit\u00e0 di un&#8217;organizzazione e capire in che modo altri tipi di ricerca potrebbero andare bene <em>in maniera temporale<\/em>.<\/p>\n<p>Per stabilire una cadenza, per prima cosa date una priorit\u00e0 ai metodi di ricerca dell&#8217;organizzazione per sforzo e costo. I metodi semplici e poco costosi possono essere fatti pi\u00f9 frequentemente. Potreste anche prendere una scorciatoia: cercate (e consolidate) le cadenze <em>de facto<\/em> gi\u00e0 impiegate all&#8217;interno dei vari silos di user research della vostra organizzazione.<\/p>\n<p>Poi considerate con che frequenza dovrebbero essere impiegati questi metodi in maniera utile, dato un budget, uno staff e altri vincoli di risorse. Inoltre, cercate dei gap nella scelta dei tempi: se la vostra ricerca \u00e8 solo su base giornaliera o annuale, cercate delle opportunit\u00e0 per raccogliere nuovi dati su base mensile o trimestrale.<\/p>\n<p>Ecco una semplice cadenza. Dal momento che la vostra organizzazione impiegher\u00e0 una diversa combinazione di metodi di ricerca, il vostro percorso pu\u00f2 essere diverso:<\/p>\n<table style=\"width: 100%;\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Settimanalmente<\/strong><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Analisi dei trend dei dati del call center<\/td>\n<td>2 \u2013 4 ore <em>(comportamentale\/quantitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Analisi dei task<\/td>\n<td>4 \u2013 6 ore <em>(comportamentale\/quantitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Trimestralmente<\/strong><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Analisi esplorativa dei dati delle statistiche del sito<\/td>\n<td>8 \u2013 10 ore <em>(comportamentale\/qualitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>User survey<\/td>\n<td>16 \u2013 24 ore <em>(attitudinale\/quantitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Annualmente<\/strong><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Studio Net Promoter Score<\/td>\n<td>3 \u2013 4 giorni <em>(attitudinale\/quantitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Studio sul campo<\/td>\n<td>4 \u2013 5 giorni <em>(comportamentale\/qualitativo)<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Ho aggiunto le categorie prese dai due assi di Christian per assicurarci che la nostra cadenza mantenga un equilibrio.<\/p>\n<p>L&#8217;equilibrio e la cadenza possono aiutare le organizzazioni ad ottenere il giusto mix di uomini ciechi che si parlano e assicurano che lo facciano regolarmente. Ma in che modo rendiamo possibile il dialogo fra diversi ricercatori e li mettiamo in grado di condividere e sintetizzare davvero il loro lavoro?<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Conversazione: fare in modo che i ricercatori si parlino<\/h2>\n<p>Fare in modo che le persone si parlino: si fa prima a dirlo che a farlo! Se i vostri user researcher hanno un background in HCI e se il team che si occupa delle statistiche \u00e8 composto quasi interamente da ingegneri, i loro gerghi e quadri di riferimento potrebbero essere cos\u00ec diversi da distruggere qualsiasi speranza di un dialogo produttivo.<\/p>\n<h3>Create un pidging<sup><a href=\"#note\">1<\/a><\/sup><\/h3>\n<p>Per creare una conversazione che abbia qualche probabilit\u00e0 di successo, \u00e8 utile identificare almeno alcuni riferimenti condivisi ed un vocabolario comune. In realt\u00e0, cercate di sviluppare una sorta di &#8220;user research pidgin&#8221; che renda possibile la comprensione vicendevole di ricercatori con differenti background, per fare in modo che riescano a collaborare.<\/p>\n<p>Il concetto di &#8220;oggetti di confine&#8221; proveniente dalla sociologia pu\u00f2 tornarci utile in questo caso. Gli oggetti di confine sono due elementi provenienti da campi diversi, che, sebbene non siano esattamente la stessa cosa, sono sufficientemente simili da poter rendere possibile una conversazione produttiva tra gruppi. Per esempio, le <em>personae<\/em> e i <em>segmenti di mercato<\/em>, o gli <em>obiettivi<\/em> e i <em>KPI<\/em> potrebbero essere considerati oggetti di confine.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.davegrayinfo.com\/\">Dave Gray<\/a>, co-autore di <cite>Gamestorming<\/cite> e <cite>The Connected Company<\/cite>, ha spinto questa idea ancora un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0, sviluppando un <a href=\"http:\/\/www.gogamestorm.com\/?p=58\">semplice processo<\/a> per identificare una pi\u00f9 completa <em>matrice di confine<\/em> di concetti comuni.<\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2013\/09\/gray-boundary-matrix.jpg\" border=\"0\" alt=\"La matrice di confine di Dave Gray\" width=\"100%\" style=\"border: 0px;\" \/><\/div>\n<p>Sebbene il processo di Dave vi aiuter\u00e0 a determinare dei concetti ed un vocabolario in comune, \u00e8 ancora una grande vittoria ammettere ampiamente che, anche se voi e i vostri colleghi parlate (ad esempio) inglese, in realt\u00e0 non state parlando la stessa lingua quando si tratta di user research.<\/p>\n<h3>Raccontarsi l&#8217;un l&#8217;altro delle storie<\/h3>\n<p>Un linguaggio comune rende pi\u00f9 semplice avere un dialogo interdisciplinare efficace. Nello stesso modo agiscono le storie che dimostrano il valore di tale dialogo. Siete in grado di raccontare una storia che mostri il potere di riuscire a far parlare gli uomini ciechi? Eccone una che <a href=\"https:\/\/www.uie.com\/about\/\">Jared Spool<\/a>, sicuramente un maestro dello storytelling, mi raccont\u00f2 circa una decina di anni fa:<\/p>\n<p>Il team che si occupa delle analitiche di una grande venditore di vestiti americano trov\u00f2, analizzando i log delle ricerche sul sito, che c&#8217;erano molte ricerche per gli SKU [Stock Keeping Unit, <em>ndr<\/em>] dei prodotti dell&#8217;azienda e che tutte le ricerche non davano alcun risultato. Inorriditi, aggiunsero rapidamente le SKU nelle pagine dei prodotti del catalogo, una facile soluzione per un grande problema, ma non riuscivano ancora a capire in che modo i clienti trovassero le SKU per prima cosa. Dopo tutto, non erano mostrate da nessuna parte sul sito.<\/p>\n<p>Il team delle analitiche sapeva <em>cosa<\/em> stava succedendo, ma era all&#8217;oscuro del <em>perch\u00e9<\/em> stesse succedendo. Quindi, arruolarono il team che fa gli studi sul campo di esplorare ulteriormente tale questione. Questi rivelarono che i clienti facevano affidamento su cataloghi stampati, un modo vecchio e familiare, per sfogliare i prodotti e conoscerne le SKU e poi facevano il proprio ordine attraverso il sito web troppo moderno, che era ritenuto pi\u00f9 sicuro e semplice del fare un ordine attraverso un numero verde.<\/p>\n<p>La storia potrebbe essere un esempio interessante di user experience cross-channel, ma per i nostri scopi, \u00e8 un ottimo modo per mostrare come due metodi di user research molto diversi tra loro, le statistiche di ricerca e gli studi sul campo, gestiti da due team completamente separati, portino a un valore combinato quando vengono usati insieme.<\/p>\n<h3>Caramelle per gli sconosciuti<\/h3>\n<p>Ovviamente, a volte non \u00e8 cos\u00ec difficile far funzionare un dialogo interdisciplinare: dovrebbe semplicemente bastare ricorrere a una qualche forma di corruzione innocente.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.linkedin.com\/in\/samanthastarmer\">Samantha Starmer<\/a>, che per anni ha condotto dei gruppi di design, architettura dell&#8217;informazione e user experience in REI, racconta la sua esperienza nella creazione di dialogo con le sue controparti nel dipartimento di marketing. Samantha attribu\u00ec grande importanza alle passeggiate regolari nel campus REI tra i vari edifici per dare un&#8217;occhiata alle ricerche che avevano pubblicato nelle loro &#8220;war rooms&#8221; e sui muri dei cubicoli. Comprava addirittura delle caramelle per le persone del markeing che voleva conoscere. Faceva qualunque cosa per farli parlare, e condividere, in maniera informale, umana.<\/p>\n<p>Gli sforzi &#8220;guerrilla&#8221; di Samantha diedero presto i loro frutti: il suo team svilupp\u00f2 delle relazioni non solo con il marketing, ma con chiunque toccasse la customer experience. I pranzi informali portarono a delle riunioni cross-dipartimentali regolari e, ancora pi\u00f9 importante, alla condivisione attraverso i vari team dei dati di ricerca, di nuovi progetti e di lavoro di design indirizzato al cliente. In ultima analisi, il lavoro di ricerca di Samantha fu d&#8217;aiuto nella creazione di un team centralizzato che lavora sugli insight dei clienti e che unisce le analitiche web, la ricerca di mercato e la voce del cliente attraverso i canali di stampa, quello digitale, il call center e i negozi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Prospettiva: senso e funzione<\/h2>\n<p>Finora, abbiamo visto il bisogno di un insieme equilibrato di strumenti e team di user research, che coordinano il proprio lavoro attraverso l&#8217;orchestrazione e permette loro di avere dei dialoghi pi\u00f9 produttivi, ma si tratta di poche parti in movimento: come diamo un senso al tutto?<\/p>\n<p>Mappe come quella panoramica di Christian Rohrer possono aiutarci a dare un senso ad un ambiente che potremmo trovare vasto e disorientante. Troverete anche che il processo di mappatura in effetti \u00e8 un esercizio per mettere insieme cose che non erano mai state combinate prima d&#8217;ora.<\/p>\n<p>Ma le mappe sono anche limitanti: sono difficili da mantenere e, cosa pi\u00f9 importante, non si possono manipolare. Per superare questi limiti, il team di MailChimp ha preso una strada molto diversa per dare un senso, usando Evernote come <em>contenitore<\/em> condiviso di dati e risultati della user research (si veda l&#8217;articolo di Aarron Walter, anch&#8217;esso in questo numero di <cite>A List Apart<\/cite>, \u201c<a href=\"article\/connected-ux\">Connected UX<\/a>\u201d). In realt\u00e0, si tratta di un insieme di strumenti incredibilmente funzionali, tutti puntati alla user research collettiva di MailChimp, ma, a differenza di una mappa, si sforza di dare un senso in maniera visuale alla &#8220;geografia&#8221; della user research di MailChimp.<\/p>\n<p>Ha senso combinare la mappa con un contenitore? Le dashboard sono sia orientative, come le mappe, sia funzionali, come i contenitori. Sono anche attraenti per molti leader che, messi di fronte alla complessit\u00e0 della loro azienda, cercano modi migliori per dare un senso e gestire. Ma prima di riporvi troppe speranze, ricordatevi che c&#8217;\u00e8 un motivo per cui non sterzate con la macchina dal suo cruscotto. Come ogni altra metafora di design, le dashboard tendono a collassare quando le carichiamo con troppe features.<\/p>\n<p>Forse un team molto intelligente di designer, developer e ricercatori sar\u00e0 in grado di mettere insieme alcune combinazioni di mappe di user research con dei contenitori, presentandoli come una dashboard o come qualcosa d&#8217;altro. Nel frattempo, dovreste lavorare allo sviluppo di entrambe.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Orizzonti sereni<\/h2>\n<p>Questi temi &#8211; <em>equilibrio, cadenza, conversazione<\/em> e <em>prospettiva<\/em> &#8211; forniscono un framework per posizionare i team di user research della vostra organizzazione perch\u00e9 possano parlarsi, sintetizzare e, fondamentalmente, uscirsene con degli insight pi\u00f9 utili. Quindi, andate a farvi degli amici, parlate e uscite dalla vostra comfort zone. Fate un passo indietro e guardate a cosa state facendo (e quando) sia voi sia le vostre controparti. Poi fate degli schizzi di mappe o di altre figure dei tipi di user research che sta facendo la vostra azienda e quali mancano.<\/p>\n<p>Una volta fatto questo, sarete pronti per portare il team di senior leader nella conversazione. Chiedete loro quali prove idealmente li aiuterebbero nel loro processo di decision-making. Poi mostrategli la mappa dell&#8217;ambiente di user research imperfetto e racchiuso in silos che ha attualmente luogo nell&#8217;azienda. <em>Equilibrio, cadenza, conversazione<\/em> e <em>prospettiva<\/em> possono aiutarvi a fare la differenza.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<p id=\"note\">&#8220;<strong>pidgin English<\/strong> \u00e8 una lingua franca costituita da elementi di inglese e di un&#8217;altra lingua, usata come mezzo di comunicazione quando non esiste una lingua in comune.&#8221; [Tratto da &#8220;ilRagazzini2012&#8221;, Ed. Zanichelli]<\/p>\n<p>Illustrazioni: {carlok}<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silos: vanno bene per il grano, ma sono terribili per comprendere il comportamento dei clienti [silos \u00e8 in USA sinonimo di dipartimento chiuso, ndr]. Proprio come preferiamo i tool di ricerca che troviamo familiari e comodi, cos\u00ec le grandi aziende usano spesso dei metodi di ricerca che riflettono le proprie preferenze di selezione interna. Come risultato, si lasciano sfuggire la rilevazione (e la conferma) di pattern interessanti che emergono contemporaneamente da diversi silos di ricerca, e probabilmente non verranno a sapere cose nuove ed importanti. Il leader e maestro della IA Lou Rosenfeld spiega come equilibrio, cadenza, conversazione e prospettiva forniscano un framework che permette ai team di ricerca di pensare in maniera trasversale rispetto ai silos e di realizzare intuizioni potenti che possono essere comprese anche dai senior leader.<\/p>\n","protected":false},"author":818,"featured_media":7000711,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","categories":[246,279,98,9,267],"tags":[],"coauthors":[401],"class_list":["post-407","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura-dell-informazione","category-interaction-design","category-numero-81-20-settembre-2013","category-usabilita","category-user-research"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/818"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=407"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7000711"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=407"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}