{"id":430,"date":"2014-01-17T11:56:31","date_gmt":"2014-01-17T10:56:31","guid":{"rendered":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/un-attimo-di-respiro\/"},"modified":"2014-01-17T11:56:31","modified_gmt":"2014-01-17T10:56:31","slug":"un-attimo-di-respiro","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/un-attimo-di-respiro\/","title":{"rendered":"Un attimo di respiro"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2014\/01\/sketch19020839.jpg\" border=\"0\" align=\"left\" \/>Usc\u00ec dal suo ufficio con un&#8217;espressione agitata sul viso, muovendosi freneticamente. In qualche modo sapevo che si sarebbe avvicinata alla mia scrivania. &#8220;Cosa succede?&#8221;, chiesi togliendomi le cuffie e cercando di restare calmo. Temevo gi\u00e0 la risposta. &#8220;Il sito \u00e8 gi\u00f9. Nessuno riesce a loggarsi&#8221;, disse il nostro CEO, di nuovo con la voce incrinata dal panico.<\/p>\n<p>Stavo ancora processando queste parole, temute e detestate dagli sviluppatori di tutto il mondo, quando aprii il file in cui sospettavo si trovasse il colpevole. Avevo indovinato: era proprio quello che avevo appena messo in produzione. Praticamente subito, i telefoni cominciarono a squillare: erano le cliniche oncologiche che dipendevano dal nostro software per la cura dei loro pazienti, tanto agitati quanto la nostra CEO.<\/p>\n<p>Rapidamente, sistemai il bug e feci il commit dei cambiamenti, osservando ansiosamente i messaggi di log dello script di deploy. Tornai sul mio browser e feci refresh. La pagina si caric\u00f2 con successo e uscii a prendermi una boccata d&#8217;aria. Camminai avanti e indietro di fronte al nostro edificio, con le spalle curve, incapace di rilassarle. Il peso che sentivo sul petto mi faceva respirare a fatica.<\/p>\n<p>Come la maggior parte dei colleghi a cui ho raccontato questa storia, questa non era n\u00e9 la prima n\u00e9 l&#8217;ultima volta in cui avrei sacrificato la mia salute fisica ed emotiva per l&#8217;effimera promessa di un lavoro in una startup: la possibilit\u00e0 di entrare presto in un&#8217;azienda destinata ad una IPO enorme. Ma questa volta, i segnali d&#8217;allarme da parte del mio corpo erano impossibili da ignorare.<\/p>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Questo \u00e8 il tuo cervello quando dormi quattro ore<\/h2>\n<p>Avevo sempre immaginato che una tac del mio cervello mentre lavoro sarebbe apparsa come un&#8217;immagine aerea di una foresta in fiamme: un&#8217;attivit\u00e0 veloce, di un arancio e di un rosso intensi, che travolge l&#8217;intera zona. In realt\u00e0, invece, viene attivata solo una regione in particolare: la corteccia prefrontale, la regione del cervello, grande circa quanto un pugno, che si trova dietro la fronte, in posizione frontale rispetto agli emisferi sinistro e destro. \u00c8 l&#8217;unica regione del cervello al lavoro quando siamo seduti al computer e programmiamo. <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Sleepiness-Consequences-Treatment-Cambridge-Medicine\/dp\/0521198860\/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1384737943&amp;sr=8-1&amp;keywords=Sleepiness%3A+Causes%2C+Consequences+and+Treatment\">Gli scienziati fanno notare<\/a> che questa regione \u00e8 responsabile delle &#8220;funzioni esecutive&#8221;, un termine generale che include tutto dall&#8217;organizzazione e pianificazione fino all&#8217;impostazione degli obiettivi, alla risoluzione dei problemi e al pensiero astratto.<\/p>\n<p>La corteccia prefrontale consuma una quantit\u00e0 sproporzionatamente grande di energia per la sua dimensione: pi\u00f9 di sei calorie ogni 100 ingerite vengono messe da parte per questa regione del cervello. \u00c8 impressionante se considerate quanti siano gli altri sistemi all&#8217;interno del corpo che competono per quell&#8217;energia. Sfortunatamente per il tipico lavoratore di una startup, la performance della corteccia prefrontale \u00e8 anche direttamente collegata alle nostre abitudini di sonno.<\/p>\n<p>In uno <a href=\"http:\/\/ajp.psychiatryonline.org\/article.aspx?articleID=177162\">studio recente<\/a> dello Sleep Neuroimaging Research Program alla University of Pittsburgh School of Medicine, i ricercatori hanno scoperto che la corteccia prefrontale \u00e8 in una condizione di <em>particolare<\/em> svantaggio dopo una notte in cui si \u00e8 dormito davvero poco. In altre parole, il cervello privato di sonno devia le sue risorse verso regioni che consumano pi\u00f9 energia e hanno un ordine pi\u00f9 alto, come la corteccia prefrontale, e verso aree come i gangli basali, che sono responsabili per le funzioni vitali come ingerire e respirare.<\/p>\n<p>In altre parole, mentre pensate di trarre vantaggio dormendo poco per lavorare di pi\u00f9, in realt\u00e0 il vostro cervello alla fine avr\u00e0 &#8220;troppa fame&#8221; per essere usato.<\/p>\n<p>Fortunatamente, il cervello pu\u00f2 iniziare a rigenerarsi anche dopo una sola notte di quello che i ricercatori della University of Pittsburgh chiamano &#8220;sonno riparatore&#8221;: quello profondo, senza sogni, che vi fa dormire fino al pomeriggio il sabato.<\/p>\n<p>Questa ricerca sembrava confermare le mie scoperte. Avevo scoperto che lo scotto da pagare in termini cognitivi della privazione di sonno era pi\u00f9 evidente lavorando a stretto contatto con i miei colleghi. In queste sessioni di programmazione a coppie, facevo fatica non solo a scrivere codice coerente, ma anche a comunicare le intenzioni pi\u00f9 profonde del mio lavoro. Quello era il momento in cui diventavo pi\u00f9 stressato: nessuna quantit\u00e0 di caff\u00e8 avrebbe potuto ridurre la difficolt\u00e0 del mettere insieme le parole.<\/p>\n<p>Improvvisamente, realizzai che dovevo rinunciare a qualcosa. Ero costretto a mettere in discussione quanto fosse insostenibile il mio equilibrio tra lavoro e vita privata. C&#8217;era stato un momento in cui avevo pensato che la mia capacit\u00e0 di produzione fosse illimitata, ma adesso sia la scienza sia il mio stesso corpo stavano contraddicendo nettamente il mito dello startup worker super-umano.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Umano, tutto troppo umano<\/h2>\n<p>Giungere alla conclusione che le persone hanno dei limiti \u00e8 molto pi\u00f9 facile che riconoscere davvero i nostri. Passiamo cos\u00ec tanto del nostro tempo a comunicare con i computer che \u00e8 facile cominciare ad aspettarsi le stesse cose super-umane da noi stessi cos\u00ec come facciamo con le nostre macchine. I nostri obiettivi diventano delle feature straordinarie come il 99% di uptime, un&#8217;impeccabile capacit\u00e0 di fare calcoli complessi e un&#8217;espansione logaritmica della memoria.<\/p>\n<p>Ma per continuare a lavorare, alla fine ho dovuto mettere molta pi\u00f9 attenzione nella cura di me stesso, cosa che si \u00e8 rivelata essere sia pi\u00f9 difficile sia pi\u00f9 gratificante di quanto potessi immaginare.<\/p>\n<p>Sapendo quanto fossero autolesionisti i miei cicli di mancanza di sonno e l&#8217;aumentato bisogno di sonno, decisi di proporre un talk a una conferenza su questo argomento. Sapevo che avrei dovuto parlare dalla mia esperienza, di come avevo spostato la mia attenzione dalla produzione di software al mio benessere, e questo talk mi avrebbe permesso di mostrare delle prove del mio cambiamento. Quando ricevetti l&#8217;invito a parlare, avevo circa tre mesi per prepararmi, cosa che mi permise un&#8217;esplorazione pi\u00f9 approfondita dell&#8217;efficacia delle mie abitudini al lavoro e a casa.<\/p>\n<p>I miei due obiettivi immediati erano di riuscire a dormire otto ore filate tutte le notti e di provare la meditazione. Scoprii subito che dormire era il pi\u00f9 semplice tra i due da mettere in atto e, dopo aver affrontato l&#8217;ansia di non imparare pi\u00f9 tanto in fretta, ero in grado di dormire regolarmente. Ma sebbene fossi sempre stato attirato dall&#8217;idea della meditazione, mi era stato difficile inserirla in maniera consistente nella mia vita. Questo cambiamento per\u00f2 mi aiut\u00f2 a ridefinire la meditazione non necessariamente come una pratica religiosa o spirituale, ma piuttosto come un&#8217;attenzione esclusiva su una cosa. Nel mio caso, il respiro.<\/p>\n<p>Scoprii che mentre girava la test suite automatizzata sul codice Ruby della nostra applicazione avevo l&#8217;opportunit\u00e0 perfetta per togliere le mani dalla tastiera, metterle sulle ginocchia, sedermi diritto, chiudere gli occhi e cominciare a respirare profondamente. Per quanto io sia incline a un rapido flusso di pensieri, questa pratica mi aiut\u00e0 non solo a gestire lo stress che sentivo durante il giorno, ma anche a concentrarmi su un singolo flusso di pensieri pi\u00f9 efficacemente. Una volta trovata questa finestra di tempo per meditare, cominciai a trovarne delle altre: durante l&#8217;avvio del mio computer, mentre il pranzo si riscaldava nel microonde, guardando il mio server locale avviare l&#8217;ambiente Rails&#8230; Se avevo tempo per controllare il telefono, allora avevo tempo per respirare.<\/p>\n<p>Ciononostante, non era l&#8217;abitudine pi\u00f9 semplice da coltivare. Sulle prime, il mio impulso immediato era quello di controllare Twitter, aprire l&#8217;email o tornare al codice che stavo testando e cercare di anticipare un errore prima di leggere l&#8217;output dalla riga di comando. Pensavo che questi impulsi mi stessero impedendo di concentrarmi sui miei pensieri irregolari e a volte caotici, ma realizzai nel tempo che erano solo un&#8217;aggiunta al caos. Pi\u00f9 spesso superavo l&#8217;istinto di passare immediatamente a un nuovo task, pi\u00f9 prolungavo la mia sensazione di calma quando facevo dei respiri profondi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Solo lavoro e niente divertimento?<\/h2>\n<p>Con mia grande sorpresa, questo senso di calma mi condusse ad una presa di coscienza del mio livello di stress collegato al lavoro e dei suoi effetti sulla mia salute emotiva. Ossia, rallentare i miei pensieri mi ha permesso di prestare una particolare e speciale attenzione alle mie emozioni, alla mia energia, alla mia capacit\u00e0 di riuscire a coinvolgere gli altri e a comunicare bene e un senso generale di soddisfazione personale derivante dal mio lavoro.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 sempre piaciuto il mio lavoro ed ero stimolato dall&#8217;uso di tutte le tecnologie futuristiche che richiedeva. Vedere dei grandi passi in avanti nel mio percorso formativo, settimana dopo settimana, aveva costituito un&#8217;enorme fonte di motivazione, ma quando cominciai a meditare, rallentando i miei pensieri a una velocit\u00e0 alla quale potevo dargli una forma coerente, realizzai di essere sopraffatto da tutte queste ore extra. Il mio burnout emotivo stava combattendo con quello fisico derivante dalla mancanza di sonno.<\/p>\n<p>A lungo andare, credo &#8211; e la ricerca che ho trovato sostiene proprio questo &#8211; che concentrarmi sulla mia stabilit\u00e0 emotiva sia stato probabilmente pi\u00f9 efficace nel garantirmi il successo come sviluppatore piuttosto che stare alzato tutta la notte a leggere libri sui design pattern object-oriented. Ma nel frattempo, ho cominciato a sentire la mancanza del ritmo di apprendimento a cui ero abituato. Mi chiesi se avrei mai riscoperto la mia originaria passione per la programmazione.<\/p>\n<p>Tuttavia, stavo anche emergendo dal mio guscio ed esplorando nuovamente le attivit\u00e0 che una volta mi piacevano molto: avevo ricominciato a uscire a bere con gli amici e a giocare ai giochi di societ\u00e0 con mia moglie invece di leggere incessantemente documentazione sui framework JavaScript.<\/p>\n<p>Non mi sentivo cos\u00ec bene da mesi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Trovare l&#8217;armonia<\/h2>\n<p>Solo durante l&#8217;ultimo mese ho ricominciato a sentirmi di nuovo ispirato. Ho iniziato ad alzarmi ogni mattina un&#8217;ora o due prima per esplorare alcuni dei nuovi argomenti di JavaScript che sono saltati fuori durante l&#8217;estate, mentre ero in pausa per un&#8217;esplorazione extra-curriculare. La mia carnagione ha recuperato un po&#8217; del suo colore e sul lavoro mi sento sia pi\u00f9 motivato sia meno stressato.<\/p>\n<p>Mi piacerebbe moltissimo dire che questa pausa, questo sabbatico per ampliare le mie prospettive, che mi sono preso dal carico del lavoro sul web che mi aveva sopraffatto, abbia aiutato la mia carriera e il modo in cui lavoro, ma fondamentalmente, \u00e8 difficile giustificare cos\u00ec tanto tempo passato a recuperare dopo un burnout quando il nostro settore continua ad essere feticista della produttivit\u00e0 e del ritmo folle delle tecnologie web.<\/p>\n<p>Come in tutte le cose della vita, occorre trovare un equilibrio tra il ritmo frenetico del nostro settore e i nostri ritmi interiori. Quest&#8217;anno, ho imparato che il mio corpo conosce questo equilibrio e mi aiuter\u00e0 a trovarlo se io l&#8217;ascolter\u00f2.<\/p>\n<p>Illustrazioni: {carlok}<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavorare moltissime ore, fino a tardi, sera dopo sera, week-end dopo week-end, fa da sempre parte della cultura del web design e development. Specialmente nella sottocultura delle startup, ci vantiamo di lavorare molte ore e di dormire poco. Fa tutto parte del mito preferito di una nuova generazione, in cui si entra nelle fasi iniziali in un&#8217;azienda destinata a un&#8217;enorme IPO (Initial Public Offering), si lavora fino allo stremo per un anno o due e alla fine si \u00e8 ricchi e felici. La verit\u00e0 \u00e8 molto meno glamour: il modo in cui lavoriamo mette a dura prova la nostra corteccia prefrontale, nuocendo non solo alla nostra preziosa salute, ma anche alla nostra produttivit\u00e0. Nick Cox condivide con noi le evidenze scientifiche che stanno dietro gli alti costi della nostra modalit\u00e0 di crisi costante e ci spiega come arrivare ad un miglior equilibrio.<\/p>\n","protected":false},"author":818,"featured_media":7000720,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","categories":[262,255,85,104,8],"tags":[],"coauthors":[409],"class_list":["post-430","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-creativita","category-industry","category-industry-business","category-numero-87-16-gennaio-2014","category-processo-procedimenti"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/818"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=430"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7000720"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=430"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}