{"id":546,"date":"2015-07-17T10:38:17","date_gmt":"2015-07-17T08:38:17","guid":{"rendered":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/il-ruolo-del-web\/"},"modified":"2015-07-17T10:38:17","modified_gmt":"2015-07-17T08:38:17","slug":"il-ruolo-del-web","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/il-ruolo-del-web\/","title":{"rendered":"Il ruolo del web, un estratto da Understanding Context"},"content":{"rendered":"<div class=\"main-content\">\n<p class=\"editors-note\"><b>Nota degli editori:<\/b> In <cite>Understanding Context<\/cite>, Andrew Hinton analizza a fondo uno dei termini pi\u00f9 usati &#8211; ma meno compresi &#8211; del web. Siamo lieti di presentarvi questo estratto dal Chapter 2 di <cite>Understanding Context<\/cite>. <a href=\"http:\/\/oreil.ly\/1KKYd9g\">Comprate il libro da O\u2019Reilly<\/a> usando il codice BWORM, risparmierete il 40% sulla versione cartacea e il 50% sull&#8217;ebook.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/07\/n103web.jpg\" border=\"0\" width=\"250px\" style=\"float: left;\" \/>Uno dei motivi principali per cui le reti digitali sono diventate cos\u00ec diffuse \u00e8 stato l&#8217;avvento del World Wide Web. Il Web \u00e8 diventato la capsula di Petri nella quale la cultura dell&#8217;\u201cessere digitale\u201d \u00e8 cresciuta. Il Web ha significato che non dovevamo preoccuparci su quale server ci trovavamo o a quali directory avevamo accesso. Voleva dire che potevamo semplicemente creare link e pensare poi alla struttura.<\/p>\n<p>Il principio che ha guidato lo sviluppo originale del Web \u00e8 stato quello di aggiungere un protocollo (HTTP) a Internet per facilitare la condivisione aperta. Nelle parole dei suoi creatori, nel documento originale del Web, il suo scopo era di \u201ccollegare e accedere alle informazioni di vario tipo come una ragnatela di nodi nei quali gli utenti possono muoversi a piacimento\u201d.<sup><a href=\"#note1\">1<\/a><\/sup> Quando date alle persone la possibilit\u00e0 di creare ambienti con pi\u00f9 facilit\u00e0 e flessibilit\u00e0 di prima, la useranno, perfino oltre i limiti designati.<\/p>\n<p>Il Web ora \u00e8 diventato qualcosa che ha superato di molto quello che vediamo nei soli \u201cweb browsers\u201d dedicati. Le caratteristiche degli hyperlink, che una volta consistevano solo nel collegare una \u201cpagina\u201d metaforica ad un&#8217;altra, adesso alimentano una pletora di API per la syndication e il mash-up semplice e fluido di informazioni provenienti da varie sorgenti. Lo spirito dell&#8217;hyperlink consiste nel poter connettere tutto fuori dal contesto a qualunque altra cosa. Possiamo collegare piattaforme aziendali di gestione risorse alle banchine di carico, software per le mappe con le automobili, e impiantare nei cani da compagnia chip RFID con i loro dati conservati in database autorizzati. Perfino le nostre sneakers possono comunicare a una rete globale la distanza su cui abbiamo corso, cos\u00ec che tutti possano vederla. Il Web \u00e8 ora pi\u00f9 una propriet\u00e0 della civilt\u00e0 umana che una piattaforma. \u00c8 un&#8217;infrastruttura che trattiamo come se fosse natura, come \u201cspedizione\u201d o \u201cirrigazione\u201d. Si potrebbe ritirare l&#8217;HTTP come network layer domani ma da questo momento in poi le persone chiederebbero sempre la possibilit\u00e0 di linkare a qualunque cosa vogliano.<\/p>\n<p>Inoltre, queste tecnologie ci hanno permesso di creare una sorta di spazio fatto di bit invece che di atomi. Questo spazio \u00e8 pieno di posti che non sono solo versioni supplementari o analoghe degli ambienti fisici: sono una nuova specie di posti che visitiamo attraverso gli schermi brillanti dei nostri device. Scrivendo su uno di questi posti, l&#8217;antropologo YouTube-culturale Michael Wesch descrive il modo in cui gli utenti seduti di fronte a una webcam lottano per comprendere completamente il contesto di quello che stanno facendo quando comunicano sul \u201cposto pi\u00f9 pubblico al mondo, entrandoci dalla privacy delle nostre case\u201d:<\/p>\n<blockquote>\n<p>Il problema non \u00e8 la mancanza di contesto, ma che il contesto collassa: un numero infinito di contesti si ripiega l&#8217;uno sugli altri in quel singolo momento di registrazione. Le immagini, azioni e parole catturate dalla lente in qualunque momento possono essere trasportate ovunque sul pianeta e preservate (deve supporre la persona che registra) per tutto il tempo. Le piccole lenti di vetro diventano la porta verso un buco nero che succhia tutto il tempo e lo spazio (virtualmente, tutti i possibili contesti) in s\u00e9 stesso.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>La disorientante mancanza di contesto pre-Web che ci si trova davanti su YouTube non \u00e8 confinata ai video. Passiamo sempre pi\u00f9 tempo della nostra vita abitando quei posti, che siano Facebook o la intranet aziendale. Se misuriamo la realt\u00e0 in base al luogo in cui avviene attivit\u00e0 umana significativa, questi posti non sono pi\u00f9 semplicemente \u201cvirtuali\u201d, sono ora parte delle nostre infrastrutture pubbliche.<\/p>\n<p>Il distaccamento totale dal contesto che il Web ha portato alle reti di computer sta ora passando al nostro ambiente fisico circostante. Le strutture che presumiamo abbiano significati stabili da un giorno all&#8217;altro sono permeati di connessioni e azioni invisibili che cambiano quei significati in modi che spesso non comprendiamo. Viviamo tra oggetti digitali attivi che regolano la temperatura della stanza, fanno girare l&#8217;economia, decidono la nostra idoneit\u00e0 finanziaria, guidano i treni e il traffico automobilistico e ci suggeriscono dove dovremmo mangiare e dormire.<\/p>\n<p>Come spiegano Rob Kitchin e Martin Dodge in <cite>Code\/Space: Software and Everyday Life<\/cite> (MIT Press), \u201cIl software viene ora inserito negli oggetti materiali, permeandoli di coscienza del loro ambiente e dando loro capacit\u00e0 di calcolo per svolgere il proprio lavoro nel mondo solo con la supervisione intermittente da parte degli umani.\u201d<sup><a href=\"#note3\">3<\/a><\/sup> Questi agenti digitali introducono regole di causa-effetto nei nostri ambienti che avvengono al di l\u00e0 della nostra percezione immediata, come una leva che gestisce i binari su una ferrovia molto lontana. Oppure, in maniera ancora pi\u00f9 enigmatica, potremmo tirare una leva che fa qualcosa di diverso ogni volta, basandosi su un algoritmo, o magari noi guardiamo mentre l&#8217;algoritmo tira da solo la leva, basandosi sulle sue misteriose motivazioni.<\/p>\n<p>Al centro di tutto questo caos c&#8217;\u00e8 il nostro modo di comprendere gli elementi base del nostro ambiente: dove mi trovo? Che oggetti contiene e come funzionano? Chi sono e chi pu\u00f2 vedermi e cosa sto facendo? Quello che una volta era chiaro adesso lo \u00e8 molto meno.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Case Study: Facebook Beacon<\/h2>\n<p>Alcune delle infrastrutture che ora diamo per certe erano quasi inimmaginabili solo una decina di anni fa. E probabilmente nessun \u201cluogo\u201d digitale \u00e8 pi\u00f9 onnipresente nella vita delle persone come Facebook. Con miliardi di utenti registrati, \u00e8 diventato la \u201crete telefonica\u201d delle interazioni sociali online.<\/p>\n<p>Nel 2007, Facebook ha lanciato un servizio chiamato Beacon, che tracciava quello che gli utenti acquistavano sui siti non-Facebook che partecipavano al progetto e pubblicava quelle informazioni sui News Feeds recentemente introdotti che potevano essere visti dai loro \u201camici\u201d di Facebook. Colse di sorpresa molte persone e scaten\u00f2 una grande controversia sulla privacy online.<\/p>\n<p>Facebook \u00e8 un esempio particolarmente efficace di \u201ccontext disruption\u201d (rottura del contesto), in parte per via di come ha cambiato forma a quella specie di luogo che \u00e8 da quando \u00e8 stato creato come una rete chiusa solo per gli studenti di Harvard.<\/p>\n<p>In effetti, gran parte dell&#8217;architettura di base di Facebook \u00e8 stata strutturata basandosi sul presupposto che la rete di una persona sarebbe stata limitata alle persone che questa aveva gi\u00e0 incontrato o che avrebbe potuto facilmente incontrare nel campus. Le strutture culturali intrinseche del proprio college avevano fornito i limiti naturali che Facebook aveva ricreato sotto forma di codice.<\/p>\n<p>Col tempo, Facebook \u00e8 cresciuto rapidamente e ha incluso altre scuole, aziende e poi \u00e8 stato finalmente aperto all&#8217;intero Web nel 2006. Tuttavia, solo dopo molto tempo ha introdotto un modo per strutturare i propri contatti in gruppi, al di l\u00e0 del semplice contenitore \u201camici\u201d, come se qualunque persona con cui ci si connettesse fosse l&#8217;equivalente di qualcuno che si era incontrato durante gli incontri di orientamento matricole.<\/p>\n<p>Quindi, per gli utenti che si erano iscritti a Facebook quando i loro Amici includevano solo i propri compagni di classe, il repentino cambiamento di contesto spesso \u00e8 risultato disorientante. Tutto a un tratto cominciavano ad avere richieste di amicizia da parte di colleghi di lavoro e membri della propria famiglia, mentre le foto delle feste del college erano ancora nelle loro gallerie, intese solo per il contesto sociale dei propri pari che li avrebbero capiti. Facebook aveva cancellato i limiti culturali che avevano normalmente mantenuto giustamente separatati quegli aspetti della personalit\u00e0 e della vita privata di ciascuno.<\/p>\n<p>Prima di Beacon, l&#8217;introduzione del News Feed aveva gi\u00e0 causato molti pensieri agli utenti quando avevano realizzato che stava tracciando quello che avevano fatto all&#8217;interno dello stesso Facebook, che pubblicava per i propri amici uno status report continuo di quelle attivit\u00e0. Azioni e cambiamenti che una volta sarebbero stati cambiamenti tranquilli al proprio profilo, adesso venivano pubblicati come News sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Prendiamo, per esempio, i cambiamenti nello status della relazione. La rottura con un partner \u00e8 un evento intimo e personale che si preferirebbe trattare con un po&#8217; di delicatezza e attenzione. La struttura di Facebook ha fatto sembrare che gli utenti stessero cambiando lo status della relazione in un luogo particolare, separato degli altri luoghi. Di conseguenza, \u00e8 stato terribile scoprire che il cambio di un&#8217;impostazione in un menu a tendina nel proprio profilo personale corrispondesse al simultaneo annuncio a chiunque conosca quella persona. Facebook ha disatteso le aspettative di causa ed effetto che le persone portano al proprio ambiente.<\/p>\n<p>Proprio quando gli utenti si stavano abituando al modo di funzionare del News Feed, fu lanciato Beacon, che pubblicava informazioni sulle azioni che gli utenti facevano al di fuori di Facebook. Improvvisamente, Facebook stava notificando indiscriminatamente le persone degli acquisti (libri su problemi personali, medicine per malattie private o regali a sorpresa per la propria dolce met\u00e0) e altre azioni (giocare a un video game durante la giornata di lavoro, registrarsi su un sito di appuntamenti), con indizi contestuali confusi riguardo a quello che stava accadendo. Per esempio, la Figura 2.1 mostra una piccola finestra pop-up di opt-out che \u00e8 stata usata dal sistema, che era facile non notare. Inoltre, si impostava rapidamente di default su \u201cYes\u201d e spariva se non ce ne si rendeva conto in tempo.<sup><a href=\"#note4\">4<\/a><\/sup><\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/07\/2-1_facebookbeacon_optin_small.png\" border=\"0\" alt=\"Screen capture di un messaggio di opt-in di Beaconche notifica l'utente che Fandango sta inviando le informazioni dell'acquisto su Facebook.\" \/><\/p>\n<p>Figura 2.1: Il piccolo messaggio di opt-in di Beacon che appariva nell&#8217;angolo in basso dello schermo (da <a href=\"http:\/\/civ.moveon.org\/facebookprivacy\/beacon_demo.html\">MoveOn.org<\/a>).<\/p>\n<\/div>\n<p>A differenza del proprio profilo di Facebook, non si trattava di informazioni che erano gi\u00f9 disponibili ai vostri amici, ma di informazioni che, nelle dimensioni fisiche, si \u00e8 sempre supposto essere almeno implicitamente contenute all&#8217;interno di un \u201cnegozio\u201d o di un \u201csito\u201d.<\/p>\n<div class=\"illustration full left\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/07\/2-2_fandango_facebook_.png\" border=\"0\" alt=\"Grafica che mostra il sito Fandango e Facebook come cerchi che non si sovrappongono e che gli utenti percepiscono come luoghi separati.\" width=\"100%\" \/><\/p>\n<p>Figura 2.2: L&#8217;utente percepisce il sito Fandango come un luogo con un ambiente separato e potrebbe non notare un piccolo messaggio di opt-in ambientale.<\/p>\n<\/div>\n<p>Il risultato? Una rivolta degli utenti, una controversia molto estesa e la distruzione finale del programma Beacon. E per chiudere in bellezza, una class-action che ha portato a un processo da $9.5 milioni conclusosi nel Febbraio 2013.<sup><a href=\"#note5\">5<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Facebook \u00e8 tristemente noto per aver combattuto pubblicamente con questi problemi di confusione riguardo al luogo fin dalla sua apertura. Ma quel che vale per Facebook vale altrettanto per quasi tutti gli ambienti connessi da reti. Sebbene Beacon fosse l&#8217;equivalente metaforico del mettere a disposizione del pubblico delle telecamere connesse e feed di dati per ogni vostra azione, quella rottura di contesto non \u00e8 pi\u00f9 solo metaforica. Dal momento che ogni nostra azione e acquisto \u00e8 sempre pi\u00f9 rilevata da sensori, telecamere, database di fedelt\u00e0 al brand e smartphone connessi al cloud, il passo falso di Beacon, a confronto, sembra quasi primitivo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"entry-footnotes\">\n<h1>Note<\/h1>\n<ul class=\"the-footnotes\">\n<li id=\"note1\"><a class=\"count\" href=\"#ref1\">1. <\/a><a href=\"http:\/\/www.w3.org\/Proposal.html\">http:\/\/www.w3.org\/Proposal.html<\/a><\/li>\n<li id=\"note2\"><a class=\"count\" href=\"#ref2\">2. <\/a><a href=\"http:\/\/mediatedcultures.net\/projects\/youtube\/context-collapse\/\">http:\/\/mediatedcultures.net\/projects\/youtube\/context-collapse\/<\/a><\/li>\n<li id=\"note3\"><a class=\"count\" href=\"#ref3\">3. <\/a>Kitchin, Rob, and Martin Dodge. <cite>Code\/Space: Software and Everyday Life.<\/cite> Cambridge, MA: MIT Press, 2011: 47.<\/li>\n<li id=\"note4\"><a class=\"count\" href=\"#ref4\">4. <\/a>Martin, Kirsten E. \u201c<a href=\"http:\/\/bit.ly\/1nAWYkK\">Facebook (A): Beacon and Privacy<\/a>,\u201d Business Roundtable: Institute for Corporate Ethics.<\/li>\n<li id=\"note5\"><a class=\"count\" href=\"#ref5\">5. <\/a>Cohen, David. \u201c<a href=\"http:\/\/www.adweek.com\/socialtimes\/beacon-settlement-upheld-ninth-circuit\/414948?red=af\">Ninth U.S. Circuit Court Of Appeals Upholds Facebook Beacon Class-Action Settlement<\/a>,\u201d February 27, 2013.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Illustrazioni: {carlok}<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove mi trovo? Il Web, dandoci la possibilit\u00e0 di mettere un link a qualunque cosa in qualunque momento, ha reso questa domanda pi\u00f9 complicata e ha cambiato il nostro concetto di contesto. In questo estratto dal Capitolo 2 del suo nuovo libro \u201cUnderstanding Context\u201d, Andrew Hinton esplora perch\u00e9 questo succede e come la nostra \u201cconfusione spaziale\u201d che ne deriva influenzi il modo in cui percepiamo ed utilizziamo il Web.<\/p>\n","protected":false},"author":818,"featured_media":7000765,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","categories":[246,252,279,130],"tags":[],"coauthors":[449],"class_list":["post-546","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura-dell-informazione","category-community","category-interaction-design","category-numero-113-20-luglio-2015"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/818"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7000765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=546"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}