{"id":63,"date":"2010-05-17T10:22:43","date_gmt":"2010-05-17T08:22:43","guid":{"rendered":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/zone-di-abitudine\/"},"modified":"2010-05-17T10:22:43","modified_gmt":"2010-05-17T08:22:43","slug":"zone-di-abitudine","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/alistapart.com\/it\/article\/zone-di-abitudine\/","title":{"rendered":"Zone d&#8217;Abitudine"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/alistapart.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2010\/05\/bolleweb.png\" border=\"0\" title=\"zone di abitudine\" align=\"right\" \/>Pensate alla scrivania del vostro ufficio: probabilmente vi ricorda di quando l&#8217;avete acquistata, aperto la scatola ed assemblata. O forse vi fa tornare alla memoria il vostro primo giorno di lavoro, quando i vostri colleghi vi hanno mostrato dove vi sareste seduti. La scrivania, il computer sopra ad essa, la sedia su cui vi sedete e lo spazio che formano sono tutti repository [insieme di informazioni su un sistema, <em>ndr<\/em>] per la memoria. Ma questi oggetti non immagazzinano soltanto le nostre memorie: conservano anche i nostri <em>comportamenti<\/em>. La somma di questi comportamenti immagazzinati compone la <em>zona dell&#8217;abitudine<\/em> di un oggetto ed il semplice essere nei dintorni di quell&#8217;oggetto costringe i nostri corpi e le nostre menti ad agire in un determinato modo. Comprendendo il funzionamento di queste forze invisibile ed impiegando strategie per dare delle forme, possiamo godere di periodi prolungati e pi\u00f9 frequenti di <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Flow\">flusso<\/a>.<\/p>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Come funziona la memoria: una breve panoramica<\/h2>\n<p>Parliamo spesso dei nostri ricordi come se si trovassero nel cervello sotto forma di cose concrete ed indicizzate. Tuttavia, se il cervello fosse una citt\u00e0, ciascun ricordo non sarebbe una casa con il proprio indirizzo, ma al contrario, un ricordo sarebbe pi\u00f9 come il momento in cui una certa combinazione di case ha le luci del portico accese. I ricordi sono associazioni, e allo stesso modo le case\u2014neuroni\u2014immagazzinano e processano queste associazioni.<a name=\"FNPTR-1\"><\/a><a href=\"#FOOTNOTE-1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>A causa di questa architettura unica, i nostri ricordi sono interconnessi. Quando parliamo di \u201cmemorizzazione\u201d dei ricordi all&#8217;interno degli oggetti, stiamo creando dei nuovi insiemi di associazioni che, una volta stabilite, ci sembreranno pi\u00f9 familiari dal quel momento in avanti. Non appena rivolgete la vostra attenzione al vostro ricordo della scrivania, state portando in superficie una ragnatela di associazioni familiari, come se tiraste le radici esposte di un albero.<\/p>\n<p>I ricordi di quando avete assemblato la scrivania e del vostro primo giorno di lavoro sono un tipo di memoria chiamato <a href=\"http:\/\/www.hyperlabs.net\/ergonomia\/menini\/memoria\/02.html\">memoria dichiarativa<\/a>, che fa riferimento a cose che vengono evocate esplicitamente, come fatti, avvenimenti e storie. D&#8217;altro canto, i comportamenti appresi, come suonare il pianoforte o andare in bicicletta, sono una forma di memoria <em>implicita<\/em> che va sotto il nome di <a href=\"http:\/\/www.hyperlabs.net\/ergonomia\/menini\/memoria\/02.html\">memoria procedurale<\/a> o memoria di come si fanno le cose, comunemente nota come \u201cmemoria muscolare\u201d.<\/p>\n<p>Inseriamo costantemente i nostri ricordi negli oggetti e nei contesti senza rendercene conto. Tuttavia, scarichiamo <em>coscientemente<\/em> le nostre memorie dichiarative negli oggetti: compriamo souvenirs, ci affezzioniamo al vecchio maglione del nostro amato e facciamo foto agli eventi significativi. Se questo funziona, e se i nostri comportamenti non sono altro che un tipo differente di memoria, allora perch\u00e9 non cercare di assegnare a degli oggetti anche qualcuno di questi nostri comportamenti?<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Forze invisibili<\/h2>\n<p>Ecco come la vedo io: ogni oggetto emette un suo <em>campo d&#8217;abitudine<\/em>. Quando ci sediamo alla nostra scrivania nel nostro ufficio per lavorare, trasformiamo questo campo d&#8217;abitudine in uno spazio produttivo. Quando ci accomodiamo su una poltrona per guardare il nostro programma TV preferito, spingiamo il campo d&#8217;abitudine della poltrona verso il relax e il consumo. Pi\u00f9 ripetiamo le stesse attivit\u00e0 attorno ad un oggetto, pi\u00f9 forte diventa questa abitudine. E pi\u00f9 diventa forte questa abitudine, pi\u00f9 sar\u00e0 facile per noi ritrovarci in quella modalit\u00e0 di comportamento la prossima volta che ci troveremo attorno a quell&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>Tutti gli oggetti hanno un campo d&#8217;abitudine. Spesso, questo va contro la natura fisica dell&#8217;oggetto e le nostre esperienze pregresse con oggetti simili. Don Norman le chiama <a href=\"http:\/\/www.jnd.org\/dn.mss\/affordances_and.html\">affordances<\/a> [&#8220;capacit\u00e0 di un oggetto o di un ambiente di suggerire all&#8217;utente come interagire con esso&#8221;, da Dizionario il Ragazzini 2010, ed. Zanichelli, <em>ndr<\/em>]. Le macchine da scrivere suggeriscono l&#8217;azione dello scrivere; gli acquarelli suggeriscono il dipingere; i libri suggeriscono la lettura. Poich\u00e9 vi \u00e8 un limite fisico a ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare con questi oggetti, il loro campo d&#8217;abitudine \u00e8 predefinito e non cambia facilmente.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Campi d&#8217;abitudine fuzzy<\/h2>\n<p>Alcuni oggetti hanno dei campi d&#8217;abitudine pi\u00f9 ambigui. Un semplice tavolo, ad esempio, pu\u00f2 essere usato come superficie per cenare, per scrivere o per leggere. Eppure per tutta la storia dell&#8217;uomo, questi oggetti \u201cfuzzy\u201d sono stati soprattutto secondari rispetto all&#8217;attivit\u00e0 principale: quando si interagiva con il tavolo, si interagiva con il cibo sul tavolo. Gli oggetti multifunzionali nelle nostre vite tendono a rimanere in secondo piano, finch\u00e9 non \u00e8 arrivato il personal computer.<\/p>\n<p>Torniamo alla vostra scrivania. Poniamo il caso, ad esempio, che ogni volta che vi sediate alla scrivania, invece di fare il vostro lavoro, controlliate le email, clicchiate su link di Twitter e giochiate ai giochi di Facebook. Anche se avete il processore pi\u00f9 potente, la scrivania pronta per il lavoro e una sedia ergonomica, questi oggetti assorbiranno i vostri comportamenti e, col tempo, il loro campo d&#8217;abitudine si sposter\u00e0 verso una direzione non produttiva.<\/p>\n<p>Grazie alle capacit\u00e0 multitasking del computer, alcune volte questi campi d&#8217;abitudine si orienteranno verso l&#8217;<em>atto<\/em> del passaggio da un programma all&#8217;altro! Se siete condizionati dall&#8217;alternare tra diverse modalit\u00e0 lavorative ogni pochi secondi, non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che avrete un bel daffare a restare concentrati su una cosa sola.<\/p>\n<p>I nostri tool stanno diventando sempre pi\u00f9 capaci e sempre meno ingombranti: l&#8217;iPad ne \u00e8 un buon esempio. Non avendo una tastiera fisica ed un mouse, il tablet ha il campo d&#8217;abitudine ancora pi\u00f9 fuzzy di un portatile. La portabilit\u00e0 dell&#8217;iPad lo rende adattabile a vari contesti: ci\u00f2 implica che le nostre interazioni con questo device hanno potenzialmente la capacit\u00e0 di influenzare, in meglio o in peggio, il campo d&#8217;abitudine degli oggetti che usiamo vicino ad questo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Dare nuova forma ai campi d&#8217;abitudine<\/h2>\n<p>La buona notizia \u00e8 che i ricordi, e di conseguenza i campi d&#8217;abitudine, sono sorprendentemente malleabili <a name=\"FNPTR-2\"><\/a><a href=\"#FOOTNOTE-2\">[2]<\/a>. Se prestiamo attenzione ai modi in cui costantemente influenziamo i campi d&#8217;abitudine che ci circondano, possiamo cambiarli in meglio. Immaginate un campo d&#8217;abitudine attorno alla scrivania del vostro ufficio cos\u00ec potente che ogni volta che vi sedete, venite circondati da un&#8217;aura che mantiene il flusso di produttivit\u00e0. Potrebbe suonare come un&#8217;iperbole, ma con il giusto condizionamento, \u00e8 totalmente possibile.<\/p>\n<h3>Avere il polso del campo d&#8217;abitudine<\/h3>\n<p>Riflettete su come alcuni oggetti o spazi nella vostra vita sono gi\u00e0 orientati attorno ad un particolare comportamento. Se lavorate con un portatile, vi trovate a gravitare attorno a posti specifici a seconda di ci\u00f2 che state facendo? Se avete un computer nel vostro ufficio a casa ed un altro nel soggiorno, quali sono le differenze d&#8217;uso tra i due?<\/p>\n<p>Osservate le divisioni naturali tra attivit\u00e0 lavorative e di piacere o tra il creare cose e usare cose. Se tenete gi\u00e0 separate queste cose, allora potreste solo aver bisogno di fare alcune modifiche. Se avete sempre cercato di fare tutto da un solo posto e con un solo device, allora potreste aver bisogno di prendere una decisione cosciente e dividere i vari modi di comportamento.<\/p>\n<p>Innanzitutto, definite come volete dividere le vostre attivit\u00e0 tra i vari tool e i diversi spazi e poi impegnatevi a mantenere separate le attivit\u00e0 per rafforzare i rispettivi campi d&#8217;abitudine. Ogni volta che vi sedete, provate a chiedervi \u201cIn che modo le mie azioni modificheranno il campo d&#8217;abitudine degli oggetti attorno a me?\u201d<\/p>\n<h3>La poltrona della distrazione<\/h3>\n<p>Io svolgo la maggior parte del mio lavoro da casa e nel mio appartamento ho una poltrona che riservo alle e-mail, a controllare gli status update e a navigare nel web per divertimento. La chiamo \u201cla poltrona della distrazione\u201d. Cerco di lasciare il mio tavolo da lavoro per il vero lavoro \u2014 scrivere, progettare e programmare \u2014 e quando ho voglia di leggere Twitter o di controllare l&#8217;e-mail mi sposto sulla poltrona. Prima di avere un iPad, staccavo il mio portatile e mi spostavo sulla poltrona: funzionava bene.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio, potrebbe sembrare una distrazione alzarsi e spostarsi ogni volta, ma questo \u00e8 proprio il punto. Fintanto che aderirete alle regole che avrete creato per voi stessi, con l&#8217;andar del tempo avvertirete che la forza del campo d&#8217;abitudine vi terr\u00e0 al vostro posto\u2014l&#8217;atto di alzarvi, camminare e sistemarvi in poltrona diventer\u00e0 cos\u00ec tedioso da tenervi incollati alla vostra scrivania, portandovi a dei periodi lavorativi prolungati.<\/p>\n<p>In maniera simile, il campo d&#8217;abitudine della poltrona si trasformer\u00e0 in una \u201czona di svago\u201d\u2014da cui so di voler star lontano se ho una deadline e ho bisogno di concentrarmi. A volte, quando realizzo che ho passato troppo tempo sulla poltrona, \u00e8 pi\u00f9 facile ordinarmi di andarmene: \u00e8 sufficiente che io mi alzi in piedi e lasci quella zona.<\/p>\n<h3>Barriere all&#8217;accesso<\/h3>\n<p>Un altro modo per condizionare il campo d&#8217;abitudine per il device \u00e8 quello di limitarne la capacit\u00e0 software. Impedendo l&#8217;accesso ad alcune applicazioni, rendete pi\u00f9 difficile divagare per capriccio da quello che dovreste fare.<\/p>\n<p>Una cosa che potete fare \u00e8 cancellare gli shortcut da tastiera per i programmi fonte di distrazione. Rimuovete questi programmi dal dock o dal desktop. Anche quando dovete usarli, chiudeteli immediatamente dopo che li avete usati invece di lasciarli aperti. Potete anche <a href=\"http:\/\/lifehacker.com\/146448\/geek-to-live--ban-time+wasting-web-sites\">modificare il vostro file HOSTS<\/a> per impedire l&#8217;accesso a certi siti web.<\/p>\n<p>Potreste anche considerare di disinstallare questi programmi: io ho rimosso <a href=\"http:\/\/www.atebits.com\/tweetie-mac\">Tweetie<\/a>, un client Twitter, dal mio Mac proprio perch\u00e9 funzionava <em>troppo<\/em> bene: mi permetteva di leggere la mia timeline di Twitter con una semplice combinazione di tasti, che avevo cominciato a comporre automaticamente, senza rendermene conto. Ora, quando ne sento il bisogno, accedo a Twitter dal mio iPad. Solo perch\u00e9 <em>potete<\/em> avere accesso immediato a qualcosa attraverso degli shortcut da tastiera, non significa che <em>dovete<\/em> accedervi. Aumentando lo sforzo necessario per accedere alle applicazione non desiderabili, diminuirete la tentazione per il vostro subconscio di cercare questa piccola ricompensa.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Vincoli necessari<\/h2>\n<p><a href=\"http:\/\/txtblocker.com\">TXTBlocker<\/a> \u00e8 un nuovo add-on per cellulari che usa la tecnologia GPS per disabilitare la possibilit\u00e0 di inviare SMS mentre si sta guidando. Il testo sul loro sito promozionale promuove la possibilit\u00e0 di \u201cimpostare delle \u2018Safe Zones\u2019 per disabilitare o limitare la funzione di mandare messaggi nelle scuole o attorno ai posti di lavoro\u201d. Proiettandoci nell&#8217;immediato futuro, possiamo immaginare un&#8217;ondata di nuovi devices dotati di sensori di prossimit\u00e0 che consentano di disabilitare alcune funzionalit\u00e0 a seconda del contesto in cui si trovano. Ironico\u2014 sembra che la soluzione per rendere i nostri multitasking devices pi\u00f9 efficienti sia di farli diventare unitaskers in maniera indiretta.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una buona ragione per questo: pi\u00f9 i nostri tool diventano capaci e multipurpose, pi\u00f9 il peso di decidere quello che possono fare si sposta su di noi. I vincoli fisici devono essere rimpiazzati da quelli artificiali e l&#8217;efficacia dei nostri tool diventa un&#8217;estensione del nostro volere e della nostra auto-disciplina. Senza questi vincoli, i nostri devices diventano essenzialmente grumi amorfi che non aiutano granch\u00e9 a concludere <em>alcunch\u00e9<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"paragrafo\">\n<h2>Siamo tutti supereroi<\/h2>\n<p>Abbiamo il potere di conferire le nostre abilit\u00e0 alle cose che ci stanno attorno. Prendendo coscienza dei nostri tool, delle nostre abitudini e dei nostri spazi, e condizionandoli per fare in modo che ci aiutino a comportarci come vogliamo comportarci, forse possiamo tenere sotto controllo centinaia di ore di genio creativo imprigionato nei nostri oggetti di tutti i giorni. Forse saremo capaci di massimizzare le capacit\u00e0 che le nuove tecnologie ci offrono senza essere sopraffatti dalle distrazioni. E, solo come ipotesi, ci ricorderemo di come ci si sente ad essere totalmente assorbiti nel nostro lavoro quotidiano.<\/p>\n<h2>Note<\/h2>\n<p><a name=\"FOOTNOTE-1\"><\/a><a href=\"#FNPTR-1\">[1]<\/a> Questa analogia non \u00e8 niente altro che un&#8217;analogia. La memoria \u00e8 un meccanismo complesso e confuso sul quale si apprendono costantemente nuove cose. Per le persone interessate ad un approfondimento, questo episodio di  <cite>Radiolab<\/cite> su <a href=\"http:\/\/www.wnyc.org\/shows\/radiolab\/episodes\/2007\/06\/08\">Memory and Forgetting<\/a> [&#8220;La memoria e la dimenticanza&#8221;, <em>ndr<\/em>] \u00e8 un eccellente punto di partenza.<\/p>\n<p><a name=\"FOOTNOTE-2\"><\/a><a href=\"#FNPTR-2\">[2]<\/a> Loftus, Elizabeth F. <a href=\"http:\/\/faculty.washington.edu\/eloftus\/Articles\/sciam.htm\">Creating false memories<\/a> <cite>Scientific American<\/cite>. 277(3): 70-75.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"credits\">\n<ul>\n<li>Illustrazioni di {carlok}<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo il potere di conferire le nostre abilit\u00e0 agli oggetti che ci stanno intorno. 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E, nel caso, ci ricorderemo come ci si sente ad essere assorbiti totalmente dal nostro lavoro quotidiano.<\/p>\n","protected":false},"author":818,"featured_media":7000577,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","categories":[262,17],"tags":[],"coauthors":[297],"class_list":["post-63","article","type-article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-creativita","category-numero-6-18-maggio-2010"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article\/63","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/article"}],"about":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/818"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7000577"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/alistapart.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=63"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}