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Un progetto fai da te di accessibilità web

Buona accessibilità vuol dire buona UX. Dovremmo cercare di creare la miglior user experience per tutti (non solo per le persone senza disabilità). Ma lanciare un progetto che rimedi all’accessibilità di un’azienda può essere un grande impegno. Dovrete convincere la leadership aziendale, creare un team multidisciplinare di accessibilità e istruire tutti sugli standard di accessibilità. In questo articolo, Beth Raduenzel fornisce una guida passo a passo per creare e mantenere un sito web accessibile.

Conversational design

Coinvolgere gli utenti in un dialogo significativo può sembrare scoraggiante. Spaventoso anche. Capire come farlo bene pagherà molto perché la UX si sta dirigendo in quella direzione. Scoprite di più in questo estratto dall’ultimo libro di Erika Hall, Conversational Design.

Lavorare con user researcher esterni: parte II

La maggior parte delle persone è concorde nell’affermare che è importante ottenere feedback dagli utenti, ma in realtà, non tutti possono permettersi uno user researcher dedicato nel proprio team. In questa seconda e ultima parte sul lavorare con gli user researcher esterni, ci concentriamo su come fare le cose una volta che si è trovata la persona giusta da inserire nel progetto. Con queste best practices sull’on boarding e sulla collaborazione, sarete in grado di ottenere il maggior valore per il vostro investimento e ottenere degli insight più schietti su quello che davvero pensano i vostri utenti.

Riconoscere il ruolo di front-end developer

“Il developer moderno non può nascondersi dietro a una tastiera e aspettarsi che il resto del team gestisca tutte le decisioni importanti che definiscono il nostro workflow”, scrive il front-end developer Ronald Méndez. Attingendo dal suo decennio di esperienza, condivide con noi dei consigli per andare oltre il codice, condividere idee e lottare per una sedia al tavolo.

Lavorare con User Researcher esterni: parte I

E così vi serve uno user researcher esterno. Da dove si parte? Gli autori Chelsey Glasson, Jeff Sauro e Cory Lebson hanno gestito una user research agency, hanno assunto ricercatori esterni e hanno lavorato come freelancer. Attraverso le loro prospettive diverse ci forniscono una solida guida all’assunzione di ricercatori come consulenti. Parte I di due articoli.

Basta FAQ: creare informazioni significative per una user experience più efficace

Mettere l’informazione giusta nel posto giusto per meglio supportare gli obiettivi degli utenti (e dell’azienda) richiede un contenuto attentamente mirato e una buona architettura dell’informazione (IA)… E decisamente niente FAQ! Per quanto a volte possa sembrare attraente la “soluzione” delle FAQ, usarla rende difficile trovare le informazioni, accedervi, mantenerle e generalmente ostacola il completamento di un task. Discutendo i limiti delle FAQ e loro alternative, Lisa Wright è in missione per bandirle per sempre, o almeno per renderle più efficaci se proprio dovete includerle.

Perché la mutazione fa paura

I cambiamenti inaspettati nel vostro codice JavaScript possono essere dei veri grattacapi. Può essere ancora più difficile prevenire questi cambiamenti involontari, quando si lavora con gli oggetti. Zell Liew ci mostra alcuni trucchi (e librerie) per prevenire questi cambiamenti non intenzionali e assicurare la stabilità quando si lavora con gli oggetti.

Discovery economica, parte 3

Per completare la sua serie di articoli su come condurre una user research che aggiunga valore quando le risorse sono limitate, Meg Dickey-Kurdziolek ci porta in un viaggio attraverso i risultati dei test A/B fake door impostati nella Parte 2. Dopo aver fatto luce sul lato più oscuro dei sondaggi e averci offrto delle linee guida per massimizzare il loro valore per il minimo input, conclude accennando al vecchio preferito: come si sa quando la ricerca è finita ed è ora di cominciare a creare.

Discovery economica, parte 2

Quando si tratta di valutare la “next big idea”, non tutti hanno una barca di soldi, folle di clienti esistenti e una stanza piena di ricercatori e analisti impazienti di cominciare. Quindi, in questa seconda parte della sua serie in tre episodi, Meg Dickey-Kurdziolek ci guida attraverso i passi successivi della discovery economica: l’analisi dei dati raccolti nella ricerca iniziale, la limatura delle ipotesi iniziali del problema e l’impostazione di un nuovo giro di ricerca più focalizzata. Per la startup fittizia di Meg, Candor Network, è chiaro che occorre un nuovo focus…

Discovery economica

La discovery è una fase chiave del design: è il punto di partenza, in cui si definisce e chiarisce il problema che si sta per risolvere. Il procedimento è immediato per le aziende strutturate o grandi, con budget e team dedicati e clienti da intervistare. Ma cosa succede nelle piccole aziende, startup e no profit a cui mancano queste risorse? Come possono partecipare le lean organization alla discovery e trarne benefici? Meg Dickey-Kurdziolek ce lo mostra nella Parte I di “Discovery economica”.